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Full text of "Cenestopatie Addominali In Alcune Sindromi Mentali"

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OSPEDALE PSICHIATRICO PROVINCIALE DI 

IN GIRIFALCO 


Cenestopatie addominali 
in alcune sindromi mentali 

per il 

Prof. Dott. Annibaie Puca 

Direttore e Libero Docente 

(Annali dell' Ospedale Psichiatrico Provinciale di Catanzaro In Girifalco 
Voi. XV - agosto 1932) 


CATANZARO 

o 

li 


(Relazione al 1° Congresso Medico Calabrese — Cosenza 22 
aprile 1931, dove si trattava il tema ufficiale — * Sindromi ad¬ 
dominali acute »). 


CATANZARO 

TIPO-EDITRICE BRUZIA 
1932 




Cenestopatie addominali 
in alcune sindromi mentali 


È verosimile, se non accertato, che ogni delirio abbia ori¬ 
gine in una alterazione della cenestesi ; cosi come in più largo 
senso, ogni trasformazione o variante patologica della perso¬ 
nalità psichica attinge e si integra in queste sensazioni diffuse, 
indifferenziate, organiche, che sono forse le prime stratificazioni 
evolutive dell’energia psichica primordiale. 

Il senso di inquietitudine organica, di malessere, di insicu¬ 
rezza che man mano si identificano nella dolorabilità funzio¬ 
nale, o in sensazioni indistinte, mal definite a carattere diffuso 
e regionale, sono elementi costruttivi ed integrativi della soffe¬ 
renza cosciente ed interiore del psicastenico o del neurastenico, 
ma sono anche le indispensabili informazioni, su cui viene co¬ 
stituito in temperamento dislogico la trama iniziale del delirio 
in quanto 1* mterpetrazione morbosa accoglie come fenomeno 
xenopatico, ossia originato nel me 2 zo e non annesso al me, il 
dato della cenestesi con cui crea il tema delirante e l’elabora 
in più larghi sviluppi. 

Questa patogenesi del delirio, che ritrova nella cenestesi 
l’inizio dell’idea prevalente a contenuto aberrante, si collega 
alla teoria dell’ automatismo mentale, secondo De Clerambaut, 
per cui la genesi delirante è data da uno stimolo istologico 


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La teoria corticale, ripresa con una interpetrazione esclu¬ 
sivamente meccanicista dalla più recente dell’ automatismo 
mentale, limila ad uno estremo segmento tutto il psichismo, 
al polo più alto e più ontegeneticamente differenziato; ed esclude 
dall’elaborazione mentale tutte le informazioni, che vengono 
dalla periferia, là dove ogni terminazione nervosa attinge negli 
umori le variazioni minime e trasporta ai centri di elabora¬ 
zione i dati per le sintesi più alte. 

La cenestogenesi del delirio è in queste fucine nascoste, 
in ogni terminazione nervosa, in ogni ganglio vegetativo, donde 
vengono le prime impressioni e dove si appresta il materiale 
per le costruzioni più complesse. Qui le prime manifestazioni 
dell’energia si isolano dalla materia e si differenziano ulterior¬ 
mente sino a quelle dell’energia mentale, che è la più alta in 
questa differenziazione evolutiva. È quindi tutto il mezzo so¬ 
matico che partecipa a queste elaborazioni ed è ogni cellula 
che porta il suo contributo e la sua attività a tutta la gamma 
gerarchica dei processi psichici che vanno dalla istintività in¬ 
conscia sino all’attività pensante. L'origine esclusivamente e 
primariamente rappresentativa, senza alcuna partecipazione 
dell’emozioni, contrasta, nell’automatismo mentale, con l’acqui¬ 
sizione ormai pacifica che ogni manifestazione iniziale di atti¬ 
vità mentale è carica di sensorialità e quindi anche di emoti¬ 
vità. È questo il punto di distacco delle due teorie in quanto 
la cerebrazione fornisce l’elemento rappresentativo e la cene¬ 
stesi V elemento emotivo. In vero ogni delirio é più uno stato 
organico che si esprime nella coscienza e si intellettualizza; 
anzicchè un contenuto ideico che si carica secondariamente di 
emotività. 

È per il lavorio incosciente e per T interpetrazione ed in¬ 
tuizione morbosa che le prestazioni della cenestesi orientano 
ed avviano verso l’intonazione emotiva le costruzioni deliranti. 
Il lavorìo incosciente è dato prevalentemente dalle allucina¬ 
zioni, illusioni ed interpetrazioni d’ esteriorità. 


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La sensibilità viscerale ha innegabilmente larga risonanza 
sul tono affettivo. Ma elemento sensitivo ed affettivo non sono 
da confondersi come si è fatto da molti. 

Ora in psichiatria è stato impostato e npn risolto il que¬ 
sito : esiste una sindrome patologica in cui entri il solo ele¬ 
mento sensitivo, senza il dato affettivo? Questo quesito sem¬ 
brerebbe risolto positivamente dal DuprP il quale ammette una 
sindrome cenestopatica, pura, attuale, non complicata a costi¬ 
tuzione morbosa precedente ; quindi una sindrome a sé, senza 
associazioni ed interferenze patologiche. 

Nella pratica è difficile rintracciare casi che siano di cene- 
stopatici puri, in cui si possa escludere la natura coatta, osses¬ 
siva, psicoastenica, neurastenica, mitomaniaca, suggestiva, de¬ 
lirante della sindrome. 

Ad ogni modo mi è di obbligo riferire brevemente di una 
donna di trenta anni, che non ha mai sofferto di nessun male 
fino all’ età puberale, quando le sue regole si iniziarono e si 
mantennero sempre normali, senza variazioni eccessive dello 
umore e del carattere. A venti anni sposa, è più tosto frigida 
nei ràpporti coniugali ; ha un figliuolo che cresce sano. 

Alcuni anni or sono incomincia ad accusare un dolore nello 
ipocondrio destro. Si fa visitare da un medico che la rimanda 
ad un consulente e da questi ad un Chirurgo. Il Chirurgo opera 
per una sindrome del quadrante superiore destro dell’addome, 
diagnosi non meglio specificata. Non si trova niente e la lapa¬ 
ratomia fu puramente esplorativa. La donna non è una ansiosa, 
non è una melanconica, perchè è tranquilla e serena, si augura 
di guarire al più presto ; non è una isterica, perchè la sugge¬ 
stione non agisce su di lei più che su ogni individuo normale, 
non è una mitomaniaca, perchè oltre a questa sensazione visce¬ 
rale, non ha inventato mai altro ; non è una delirante, perchè 
al dolore non attribuisce un significato se non chiaramente 
patologico. 

Dopo la operazione, l’inferma ebbe qualche mese di tregua, 
poi ricominciò da capo la via crucis dei chirurghi finché ne 


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trovò uno che avendo localizzato un pò più indietro il dolore, 
intervenne sul rene, inutile dire, perfettamente sano. A distanza 
di tempo, una grande Città che conta duemila medici, può of¬ 
frire ancora il destro ad una povera donna, che va in cerca 
di chi la sani da un dolore fantasma di farsi ancora operare 
di ipotetico ascesso subfrenico. 

A questo punto, si può pensare d’ essere di fronte ad una 
sindrome ossessiva. A parte r unicità dell’idea fìssa, che non 
si sarebbe mai prima appalesata in una malattia squisitamente 
costituzionale con piccoli segni della psicoastenia (dubbi, inde¬ 
cisioni, minuzierie ecc.), l’ammalata afferma sicuramente di 
avere il dolore ancora e non di avere l’idea, la convinzione 
del dolore ; e che non è la paura del dolore, ma la presenza 
del dolore, che essa sente e di cui non dubita, nè ha mai du¬ 
bitato, neanche nei periodi intervallari e di riposo. 

L’ammalata fu operata sette volte, senza nessuno esito po¬ 
sitivo e senza che i clinici cui fu dai Chirurghi rimandata dopo 
gli insuccessi, potessero catalogarla in una ben definita sindro¬ 
me mentale. Ci troviamo in piena patalogia dell’ immaginazio¬ 
ne ? Ma l’immaginazione non crea che con materiale rappre¬ 
sentativo le costruzioni più varie, dalla trama di un romanzo 
all’ ipotesi nella scienza, ai sogni del visionario ; e può dare la 
certezza di avere veramente vissuto e sentito uno stato nor¬ 
male o patologico, ma non elabora dati subbiettivi cd elementi 
sensitivi, perchè l’immaginazione non ha radici nell’organicità. 
Nella patologia dell’immaginazione ci troviamo di fronte ai 
confabulatori ed ai mitom mi, i primi costruttori convinti di 
una trama fantasiosa a cui essi credono; i secondi inventori 
di fatti irreali, cui cercano di attirare la credulità degli altri, 
senza che essi stessi vi prestino fede. 

11 dato subbiettivo, veramente sentito non è elemento che 
entra in gioco nella costruzione immaginativa. Quindi nem¬ 
meno la cosiddetta costituzione immaginativa del Duprè, può 
essere invocata nella sindrome cenestopatica pura. Ed allora, 



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va presa in esame la sensibilità viscerale, che è alla base di 
queste sensazioni diffuse e localizzate. 

Le sensazioni spiacevoli, cataboliche, a carattere diftuso, 
cui si aggiunge la preoccupazione assillante del benessere fìsico 
creano gli ipocondriaci ; le stesse sensazioni localizzate ad un 
organo od apparato, creano i cenestopatici. 

Solo in tal senso possiamo intendere la differenza fittizia 
che si è cercata stabilire fra i due ordini di sintomi. 

La sensibilità viscerale, cui ha apportato, di fronte alle po¬ 
sizioni sistematizzate, ma poco solide dei neurologi, un contri¬ 
buto di delucidazioni un Chirurgo che se ne intende, Leriche , 
è canalizzata da vie nervose e vegetative, quest’ ultime ancora 
discusse nella loro funzione centripeta. 

Fin’oggi si è ammesso che solo i tegumenti esterni aves¬ 
sero varie specie di sensibilità, di cui una precocemente svi¬ 
luppata, con poprie vie e propri ricettori periferici : la sensibi¬ 
lità dolorosa; mentre organi, visceri ed apparati ne fossero del 
tutto sprovvisti. 

Leriche nega che esistano vie per la sensibilità dolorosa 
ed apparecchi periferici per il dolore, secondo le esperienze 
classiche di Frej. 

Leriche giustamente afferma che il dolore non è un latto 
fisiologico, ma un fenomeno di potenza e cioè virtuale, pato¬ 
logico c quindi accidentale, che non necessariamente tutti gli 
individui, nè tutte le parti dell’ organismo debbano sentire il 
dolore; che quindi non è da ritenersi a priori che esistano or¬ 
gani e vie ricettive per una sensazione, che non costituisce 
una funzione; e vagliando ad un esame attento tutte le possi¬ 
bili direzioni, conclude che sono le stesse vie tattili e termiche 
che rispondono con la sensazione dolorosa ad uno stimolo ab¬ 
norme. 

Aver isolato in via d’ipotesi, vie sensitive per il dolore 
nei cordoni laterali, non vuol dire aver dimostrato che queste 
vie siano quelle della conduzione dolorosa; che anzi la pato- 





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logia del dolore non ha dati sufficienti a sostegno di un tale 
ordine di idee ; nè Y anatomia patologica conferma che esistono 
organi ricettivi periferici per il dolore indipendentemente dagli 
organi del tatto. 

I ricercatori, come Frej e Pieron, che si sono occupati della 
sensibilità cutanea, hanno sempre usato stimoli abnormi, cui 
gli organi tattili rispondevano in senso doloroso. Nè la sensi¬ 
bilità della cornea è argomento a sostegno della differenza tra 
la sensibilità tattile e dolorifica, in quanto i cilindrassili nudi 
della cornea sono disestesici di fronte allo stimolo. Così la 
riapparizione della sensibilità dolorosa prima della sensibilità 
tattile in seguito a resezione di nervi, è errore di termini, in 
quanto la zona di un nervo che rigenera è iperestesica e non 
dolorosa, per incompleto differenziamento delle neuro-fibrille 
dell’ apparecchio tattile. Da questo ed altri argomenti si arri¬ 
verebbe alla conclusione dell’ unità degli apparecchi sensitivi 
periferici e delle vie afferenti i quali rispondono in modo di¬ 
verso agli stimoli e al mezzo ambiente. Lo stato fisico-chimico 
del mezzo, le condizioni circolatorie hanno in questi fenomeni 
tutto il loro valore. Difatti una concentrazione H=ione neutra 
rappresenta il benessere, l’acidosi l’abbassamento della soglia 
alle sensazioni dolorose; rateatosi l’aumento della soglia e 
quindi l’iperestesia ; il tasso calcemico avrebbe parte nella ge¬ 
nesi di alcuni dolori ossei, ecc. La stasi circolatoria e l’ische¬ 
mia sono due cause di dolore, sebbene il dolore sia differente. 

La causalgia di Weimichell sarebbe nient’altro che una 
vasodilatazione attiva su una vasta zona cutanea per uno sti¬ 
molo su vie nervose, a volte lontano, spesso inavvertito ed 
oscuro. 

Nella genesi delle algie viscerali questo meccanismo ò stato 
invocato da Leriche e da Lichvitz. E tanto le causalgie, quanto 
le algie viscerali sono ritenute malattie funzionali, sindromi 
nevrosiefie, molto spesso. 

E le cause sono da ricercare in queste turbe umorali e 
circolatorie : così si spiega, oltre che per il metamero neuro- 






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vegetativo, la proiezione dei dolori viscerali sulle zone cutanee 
corrispondenti. 

La sensibilità viscerale è una sensibilità incosciente, nel 
senso che essa provoca un riflesso spinale e non si porta ai 
centri superiori encefalici, dove sarebbe avvertita come tale. 
Per questo è inesatto quanto si affermava finora, che i visceri 
non possedevano una sensibilità propria ; trattasi evidentemente 
di una sensibilità speciale che non è analizzata dal cervello 
ma provoca invece riflessi viscero e vaso-motori. 

Ma se questa sensibilità viscerale non giunge alla soglia 
della coscienza come si creano le parestesie viscerali, i dolori 
localizzati ad un organo, il senso di malessere interno e tutte 
le particolari sensazioni che ritroviamo nelle cenestopatie ? Per 
proiezione periferica o per azione di contiguità di neuroni che 
vanno al talamo ? Vi è innegabilmente una sensibilità viscera¬ 
le, che da incosciente diventa cosciente, in quanto ne localiz¬ 
ziamo la genesi nel nostro organismo e ad un determinato seg¬ 
mento viscerale. 

Questa sensibilità può essere prodotta da cause massive 
note o da cause umorali sconosciute. 

Perciò ci sembra assolutamente convenzionale la distinzione 
tra organo-nevrosi ed organo-patie ; così come lo è il concetto 
di malattia organica e funzionale. 

Funzionali chiameremo tutte le sensazioni viscerali che 
non rispondono ad un substrato anatomo patologico ben definito. 

In conclusione, si può affermare, che a stimoli normali, i 
visceri rispondono con una sensibilità riflessa puramente spi¬ 
nale ; a stimoli patologici con una sensibilità talamica. 

Il talamo, secondo Head e Muller, è il ganglio nervoso dove 
finiscono le vie sensitive per colorarsi di un colorito affettivo. 

Ecco i rapporti tra V elemento sensitivo ed affettivo che ò 
secondario al primo e non inseparabile. 

Su questo schema, noi possiamo organizzare le nostre co¬ 
noscenze delle cenestopatie pure e dei rapporti che esse hanno 
con le ipocondriasi. 




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Lo sovrastruttura delirante, ossessiva, isterica, ecc., è data 
dalla costituzione mentale del soggetto, che reagisce in quel 
determinato modo, secondo quelle modalità di cui è potenzial¬ 
mente capace, di fronte al dato sensitivo. Può esistere solo 
questo complesso sensitivo, costituito da elementi di sensibi¬ 
lità viscerale ad alta tonalità sino a raggiungere la soglia della 
coscienza, senza polarizzare il tono affettivo o coinvolgere la 
attività logica, la capacità suggestiva, senza svelare complessi 
che urgono nell’inconscio, in conflitto con la coscienza, senza 
provocare l’angoscia? 

In ciò Duprè, non ci può trovare consenzienti, in quanto 
sappiamo che ogni dato sensitivo quando raggiunge la soglia 
talamica, diventa tonalità affettiva. 

La cenestesia, dice Kretschmer, è la convergenza diffusa 
di tutte le sensazioni, anche impercettibili, da cui risulta ad 
ogni istante il nostro stato di benessere o di malessere, che a 
sua volta appare nell 1 esperienza psichica come la somma delle 
sensazioni e disposizioni affettive. 

Le alterazioni permanenti del senso cenestesico, al di là di 
ogni limite normale, sono alla base di molte sindromi nevro- 
patiche ma specificamente delle cenestopatie e delle ipocondrie, 
che non sono isolate dai più come entità morbose, ma come 
sintomi di malattie. 

Riferisco a tal proposito le idee originarie del Duprè : 
« Nella concezione corrente del tono affettivo o umore, comu¬ 
nemente si fa una certa confusione fra i due concetti del sen¬ 
sitivo e dell’ affettivo, trascurando che gli elementi sensitivi 
comuni o specifici sono di carattere rappresentativo ed ogget¬ 
tivo, mentre gli elementi affettivi sono di carattere emozionale 
e costituiscono gli stati di gioia e di dolore. L'insieme degli 
elementi primari della sensibilità organica produce il sentimento 
dell’esistenza, la coscienza dell’ essere, ma essi possono alte¬ 
rarsi e dar luogo a dei disturbi, che spesso sono associati, ma 
che differiscono per carattere e perciò debbono essere classiti- 




cati in due specie: cenestesie e cenestopatie. Queste ultime 
sono alterazioni della sensibilità organica di questo o quel 
territorio cenestesico ed hanno dei cai atteri peculiari per cui 
meritano d’ essere considerate come una sindrome a parte dagli 
altri disturbi della sensibilità, dolorosi e parestesici. Difatti 
esse sono semplici, cioè non riducibili ad altro processo mor¬ 
boso ; sono localizzate in una zona sensibile e perciò differenti 
dalle alterazioni causate dagli elementi superiori della coscien¬ 
za, che interessano le zone associative, poiché le cenestopatie 
sono prodotte da perturbazioni della sensibilità centrale, cioè 
interessanti le vie cerebrali di riflesso o di proiezione. D’altra 
parte, le cenestopatie non sono disturbi dell’attività istintiva- 
emozionale o morale o della sfera affettiva, bensì modificazioni 
del grado di tonalità normale della sensibilità fisica di certi 
territori organici, e perciò indipendenti da ogni lesione lo¬ 
cale e, nei casi tipici, non associate ad altre psicopatie. In 
molti casi può esistere una lesione, a cui esse possono attri¬ 
buirsi, ma sopprimendo la causa, 1’ effetto non si dilegua, il che 
dimostra che la lesione è una concomitanza accessoria; vi sono 
altri casi poi, in cui le cenestopatie possono accompagnarsi ad 
altri fenomeni morbosi (eccitazione, depressione, inquietudine, 
ossessioni, ipocondrie ecc.), ma questa associazione è puramente 
occasionale e non necessaria, come si ritiene nel concetto cor¬ 
rente della psichiatria, secondo il quale le cenestopatie si con¬ 
siderano come associate alle alterazioni sensoriali, affettive, 
intellettuali, con le quali costituiscono il delirio o altra forma 
psicopatica, per cui vengono denominate allucinazioni cene- 
stesiche. 

Invero esse si avvicinano molto ai disturbi psicosensoriali, 
ma vi sono casi in cui le allucinazioni si accompagnano quasi 
sempre ad idee deliranti e casi in cui si manifestano isolatamen¬ 
te. Così, in un gran numero di ammalati, si riscontrano disturbi 
cenestopatici puri, senza delirio: tali infermi ricorrono al me¬ 
dico generico o specialista che generalmente finisce per far 
diagnosi di isterismo, nevrastenia, psicastenia, ipocondria, ecc. 






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ma all 1 esame obbiettivo non si rileva alcun sintomo di tali 
psicopatie e d’ altra parte il disturbo sensitivo più o meno lo¬ 
calizzato non corrisponde ad alcun territorio nervoso, nè pre¬ 
senta il sintomo dolore, per il che, non si può parlare nemmeno 
di algie: tutt’al più di parestesie, poiché i dolori non sono 
lancinanti, puntori, ma arrecano una molestia, una pena orga¬ 
nica misteriosa. 

Perciò le cenestopatie del capo differiscono dai comuni do¬ 
lori di testa, dalle varie forme di cefalee dovute a nevralgie 
del trigemino e alle varie malattie \ e così le cenestopatie dello 
stomaco, del rachide ecc. differiscono dalle comuni gastralgie, 
rachialgie ecc. 

Non si possono considerare come vere parestesie, essendo 
queste perversioni della sensibilità, bensì del genere delle pa¬ 
restesie * gli infermi si lagnano di sensazioni strane, penose, 
piuttosto che dolorose, le quali sono persistenti ed a localizza¬ 
zione imprecisa, ma regionale. Queste sensazioni interessano 
prima la testa (il naso, la fronte, le orbite, la lingua, l’occipite, 
l’interno del cranio, ecc.) e poi l’addome, il tronco eie membra. 

In queste zone si verificano nella forma, nella temperatura 
e secrezione*, sembra siano compresse da cerchi di ferro, tena¬ 
glie ecc. e si avvertono sballottamenti, costrizioni ecc. A questi 
sintomi si aggiungono nevralgie, vomiti, spasmi, tic, vertigini, 
fenomeni isterici, ossessivi, nevrastenici, ed i disturbi durano 
degli anni o pure tutta la vita, con remissioni od intermitten¬ 
ze, alternate a crisi di malinconia o ipocondria. Più raramente 
le cenestopatie dipendono dall’immaginazione, dallo isterismo 
ed in tal caso possono attenuarsi sotto V azione della suggestione. 

Le associazioni morbose più frequenti con le cenestopatie 
sono le nevralgie, le emicranie, le mialgie ecc. che costituiscono 
quella sindrome speciale detta nevralgismo ben distinta dalle 
nevralgie vere e proprie. 

Ora, come netta è la distinzione tra cenestopatie ed algie, 
così e chiara fra cenestopatie ed ipocondrie. Difatti noi possia¬ 
mo osservare dei veri cenestopatici che hanno depressione psi- 


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chica, ansietà, preoccupazione, senza essere degli ipocondriaci, 
mentre gli ipocondriaci hanno quasi tutti disturbi cenestopatici. 

I cenestopatici non hanno idee deliranti, immaginative, circa 
la loro salute, come i maniaci, i psicastenici, ecc. ma effettiva¬ 
mente sentono le sofferenze per cui chiedono sollievo ; essi 
conservano quasi tutti la loro affettività ed attività sociale, 
non hanno ansietà nè la cosidetta introspezione caratteristica 
degli ipocondriaci. Da tutto questo ne scaturisce che le cene- 
stopatie sono legate ad uno squilibrio costituzionale della sen¬ 
sibilità psichica di ogni individuo, più o meno permanente per 
cui la prognosi è quasi sempre infausta ed in rapporto all’in¬ 
dividuo ed alle forme morbose concomitanti. Così n’è diffìcile, 
se non proprio impossibile la cura, essendo ribelli ad ogni in¬ 
tervento terapeutico e psicoterapico, tossono guarire con la 
igiene, l’idroterapia, la distrazione e con qualche sussidio psi¬ 
coterapico nei suggestionabili. Talvolta si può intervenire chi¬ 
rurgicamente ma in genere non si hanno che scarsissimi effetti 
benefici. » 

Duprè in complesso ammette le cenestopatie pure, anche 
senza ipocondria, sottilizzando su i termini, in quanto questa 
ultima sarebbe data da uno stato tensivo per preoccupazione 
generica delle condizioni dello stato fisico. Questo concetto non 
è perfettamente condiviso dai vecchi psichiatri, nè dai recenti. 

L’ipocondria scomparsa ai tempi di Schule rifà capolino, 
ma molto timidamente, ai tempi di Freud, come sindrome di 
origine psicogena, ma con un significato più comprensivo. In 
fondo, a noi sembra, senza dar valore, che ogni ccnestopatico 
è un preoccupato della propria salute, ed ogni ipocondriaco 
localizza in qualche organo il suo malessere. L’inscindibilità 
della sensibilità cosciente, come s’è detto, dalla tonalità affet¬ 
tiva ci rende conto come ogni cenestopatia, magari seconda¬ 
riamente, s’inquadra necessariamente nelle forme depressive, 
isteriche, deliranti, ossessive, ecc. 

II caso da noi precedentemente riferito, nonostante le ap¬ 
parenze di autonomia, è capitato ad una donna, con traumi 





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psico-sessuali di origine infantile, che taceva uso di coitus ih - 
terruptus, che era quasi sempre frigida nei rapporti coniugali 
e che aveva una vita onirica a contenuto pauroso. 

Non ci fu possibile indagarne meglio i complessi nascosti ; 
ma questa donna finì angosciosa, e a distanza di otto anni da 
qnando la vedemmo, è ancora depressa, preoccupata, spesso 
ansiosa, profondamente astenica, tormentata da dubbi, rimorsi, 
paure. 

Non ci sembra che la cenestopatia si regga a sè come sin¬ 
drome autonoma. 

Un altro punto su cui non siamo con il Duprè è la fre¬ 
quenza delle localizzazioni cenestopatiche. Egli ammette come 
il più colpito sia T estremo cefalico, poi degradando, il torace, 

1’ addome, gli organi genitali, ecc. In una casuistica di cenesto- 
patici, raccolta da me e continuata da Fragola, su 85 forme 
varie, sintomatiche, ben 46 sono di cenestopatie addominali, 18 
di cenestopatie cefaliche, 12 toraciche, 8 della sfera genitale, 

1 del collo. 

Nelle storie cliniche di ambulatorio e dell’Ospedale, ve n’ò 
di interessanti ; ne riferisco qualcuna : 

7 a Osservazione : 

Recentemente sono stato chiamato da una signora, che 
presentava dei segni nervosi evidenti: tremori, pianto e riso 
incoercibile, spasmi diaframmatici, accessi di picnolessia, stati 
di irrigidimento, crampi accessionali allo stomaco. Ma sopra- 
tutto questa signora, che era reduce da Milano era ossessionata 
dal bisogno di essere operata d’ appendicite che le era stata 
diagnosticata da alcuni grandi clinici di Milano e di Parma. 

Un chirurgo ne aveva dubitato, un altro le aveva diagno¬ 
sticato una pelvi-peritonite ; un terzo una ptosi renale con pie¬ 
lite ; un ultimo le consigliò di affidarsi ad uno psichiatra. 

Notai che la signora era un tipo suggestionabilissimo: in 
casa sua riferivano degli episodi significativi del suo carat¬ 
tere sugge stionabile ; per cui da giovanetta era facilissima, nei 







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giochi di salotto, a lasciarsi ipnotizzare, a seguire comandi, 
imposizioni da questi simpatici dilettanti della trasmissione del 
pensiero, suggestionatori e giocolieri, emuli minori di Wendrik. 
Aveva avuto una precoce sessualità, poi un matrimonio senza 
piacere, poi i tradimenti coniugali, onirismo pauroso con un 
sogno che le si ripeteva frequentemente: il marito che le ca¬ 
deva dal treno, il figliuolo che le veniva sottratto, ecc. ; traumi 
nella sfera sessuale di natura ostetrica, con operazioni e plastiche. 

L’isterismo di questa signora ricorda da vicino certe sin¬ 
dromi dei nuclei della base : riso e pianto incoercibile, spasmi 
muscolari, tremore picnolessia sottocorticale. Ma l’addome era 
trattabile, dolente al punto di Mac-Burnej, non solo alla pres¬ 
sione, ma anche quando le si sollevava una plica cutanea. 

La signora ha avuto in me un confidente discreto, garbato, 
che ha sentito il racconto dei suoi sogni, le sue paure; ha cer¬ 
cato di svelare qualche complesso nascosto, le ha consigliato 
di regolarizzare la sua vita sessuale e di vivere con maggiore 
confidenza, intimità ed intensità, la vita coniugale, di piacere 
sempre più al coniuge, senza defraudare i diritti della specie. 
Dopo qualche mese ha una buona remissione di quasi ogni 
sintoma appariscente e non mi ha più parlato dell’appendicite^ 

If A Osservazione : 

Puterti Francesco di Reggio Calabria. Ebbe sifilide coniu¬ 
gale; la moglie due parti e due aborti; ha avuto manifestazioni 
cutanee e gommose ai genitali, orificio anale, ecc. 

Durante il periodo di ricovero ha presentato disturbi della 
sensibilità generale, localizzati specialmente alla parete addo¬ 
minale, al tronco ed agli arti inferiori, a cui V infermo ha dato 
un’interpetrazione morbosa ritenendoli conseguenza della rot¬ 
tura del tubo intestinale. Attorno a questi disturbi si sono svi¬ 
luppate idee deliranti a carattere depressivo, sotto forma di 
delirio ipocondriaco, a causa del quale ha tentato due volte il 
suicidio. 






— 20 — 


Presente Romberg, pupille miotiche e torpide alla luce ; 
riflessi rotulei presenti. I disturbi parestesici sono a tipo ra- 
dicolare. 

La forma di tabes superior con la sovrastruttura delirante 
potrebbe far pensare ad una psicosi tabica, invece il delirio è 
una sovrastruttura ed una elaborazione del dato sensitivo ra- 
dicolare. 

L’ammalato uscì dal manicomio; si fece fare radiografie 
ed indagini e fu anche operato di appendicite senza che i di¬ 
sturbi migliorassero. Questa osservazione è interessante perchè 
il dato sensitivo radicolare è elaborato in senso dislogico dallo 
individuo, il che dimostra come il delirio è 1* elemento sensi¬ 
tivo l’interpetrazione. Il lavorio cerebrale (interpretazione, in¬ 
tuizione, rappresentazione xenopatica, ecc.) senza il dato sinte¬ 
tico, riassunto dalla sensorialità specifica o dalla sensibilità ge¬ 
nerale, non è ammissibile, se la coscienza esiste in quanto è 
lo specchio delle modificazioni somatiche. 

IIP Osservazione : 

Marc. Antonio, di anni 30, da S. Sostene. Padre alcoolista. 
Ha un fratello che fa l’artista ed è di temperamento nevropatico. 

Egli ha sofferto da bambino di gravi dolori tamiliari, di¬ 
nanzi ai quali è restato muto affettivamente, perchè ebbe una 
precocità sessuale intensa ; a 7 anni si masturbava a vuoto, 
ebbe accoppiamenti omosessuali, vi è un complesso incestuoso 
nelle sue primissime impressioni libidinose. A 8 anni soffriva 
di tics molteplici; a 12 anni incominciò ad aver fobie multiple, 
fobie del vuoto, delle altezze, dei contatti ; impulsi coatti, a 
volte con tendenza suicida, mai però eseguita. 

Queste forme ossessive decorrono accessionalmenle con 
periodi d’intervallo in cui non è angoscioso ma sempre legato 
a minuzierie, indecisioni, dubbi, paure. 

Recentemente ha presentato un’ ossessione tipica : quella 
di avere dei corpi estranei nell’ intestino. Ha ricordato di aver 
inghiottito un soldo da piccolo, incominciato a pensare che 




21 - 


forse nel cibo inavvertitamente ha potuto ingerire dei chiodi, 
dei pezzetti di ferro, ecc. Da qualche mese ha queste idee fisse, 
che espone ai conoscenti per essere confutato su questi dubbi; 
ma appena ne sembra convinto corre dal radiologo perchè lo 
osservi ai raggi, dal chirurgo acciocché valuti la necessità di 
un intervento, dal psichiatra perchè lo tolga da queste paure 
infondate, ingiustificate. 

IV* Osservazione : 

Dai dati anamnestici remoti e prossimi, il Ferrella appare 
un individuo con delirio di gelosia. Era noto a tutti come con¬ 
tinuamente si lamentasse dell' infedeltà della moglie, donna di 
esemplari virtù. Le stesse accuse incominciò ad enunciare an¬ 
che contro la seconda moglie, incolpando numerosi compaesani 
e specialmente V ucciso. Sempre più pervaso da quest’idea, un 
giorno aggredì alle spalle il povero vecchio e lo uccise, col¬ 
pendolo alla schiena con un ferro acuminato. Le osservazioni 
in manicomio, per quel che riguarda i diversi apparati (torneo 
cardio-vascolare, addominale, uro-genitale) riescono negative. 
Normali le funzioni senso-motorie. Normali i riflessi, conser¬ 
vata la sensibilità generale. In ordine alle funzioni psichiche : 
esistono episodicamente disordini gravi di queste funzioni che 
si riverberano in corrispondenti reazioni della condotta. È un 
allucinato: crede infatti di sentire la voce della moglie che lo 
chiama al di là del muro; e inveisce contro l’infermiere, che 
incolpa di aver fatto complotto col capo reparto per non far¬ 
gliela vedere. 

Tutte le notti ha allucinazioni cenestopatiche gravi : dice 
che gli aprono l’addome e gli manipolano l’intestino, gli con¬ 
torcono lo stomaco ecc. Non ha però identificato chi sono gli 
autori dello scempio. È da notare che il p. era già originaria¬ 
mente un delirante con allucinazioni ipocondriache : difatti il 
giorno che uccise, — disse di aver visto il vecchio assassinato 
gettargli una polverina bianca allo scopo di nuocergli. È l’in¬ 
definibile malessere organico, — dice Del Greco nella perizia — 





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che il Ferella così ben descrive nel suo interrogatorio, males¬ 
sere che è il fondamento primigenio del delirio. Man mano, 
questo malessere si localizzò e si concentrò sul segmento ad¬ 
dominale, prima come preoccupazione, poi interpretazione, in 
fine allucinazione cenestopatica. Diagnosi : Paratrenia. 

V~ Osservazione : 

Coscia Andrea di Nicola, di anni 40, celibe, sarto da Bado- 
lato. Nulla di notevole nel gentilizio. Ha sofferto il morbillo, 
il tifo, di blenorragia. Dopo la guerra e la prigionia sofferta, 
ha cominciato ad accusare celalee ricorrenti, vertigini, ronzìi 
agli orecchi. Col tempo tali disturbi si sono andati accentuando, 
sino a presentare disturbi percettivi e ideativi, per cui dopo 
qualche tempo si sono stabilizzate vive allucinazioni uditive 
ed idee deliranti a contenuto persecutorio. Ma ben presto il 
P. ha cominciato a presentare disturbi sensoriali cenestopatici, 
specie addominali ed infatti egli 6 anche oggi preoccupato dello 
stato di salute: avverte qualche cosa che gli stringe l’addome 
e non gli permette di respirare e di digerire: inoltre sente la 
penetrazione di aria nell’ addome e nello stomaco. Nulla allo 
esame obbiettivo. Diagnosi : Cenestopatia paranoide in demente 
precoce. 

VI' Osservazione : 

Falvo Gennaro fu Salvatore, di anni 56, contadino, vedovo, 
da Gizzeria. Il padre era un soggetto violento ed il (rateilo è 
frenastenico. 

Non ha mai sofferto malattie degne di nota. Nel 1917 ha 
ucciso la moglie per sospetto infondato di averlo tradito. Sot¬ 
toposto a perizia psichiatrica, è stato prosciolto dall' imputa¬ 
zione per delirio sensoriale di persecuzione. 

Interpreta sempre erroneamente ; i disturbi gastroenterici 
li crede dovuti a sostanze venefiche che di tanto in tanto gli 
vengono propinate con le vivande. Da più tempo, è soggetto 
periodicamente a notevole disturbo cenestopatico. egli accusa 






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disturbi all* ipogastrio che ritiene conseguenza di atti di libi¬ 
dine consumati sul suo corpo durante il sonno, perciò richie¬ 
de di essere tenuto isolato. Diagnosi: Paranoia originaria. 

VII a Osservazione : 

Fera Agostino fu Eugenio, di anni 28, orologiaio, celibe, 
da Catanzaro. 

I genitori erano consaguinei, la madre deceduta di tuber¬ 
colosi, un fratello ricoverato in manicomio. 

Da qualche tempo aveva cominciato a fare degli esorcismi 
per allontanare gli spiriti dal suo corpo e dalla terra. Poi ha 
cominciato col credersi Gesù Cristo, ritornato sulla terra per 
redimere i peccatori e per guarire tutti i malati dell 1 ospedale 
di Girifalco. 

Ricoverato nell’ospedale, dopo qualche tempo in cui fu in 
fase di eccitamento, durante la quale continuò a fare esorcismi, 
a presentare disturbi sensoriali, qualche idea delirante di in¬ 
fluenza, di persecuzione e di grandezza, ha cominciato a pre¬ 
sentare gravi disturbi cenestopatici addominali. Egli un giorno 
annunzia di essere gravido, spiega questo fatto con l’ingestione 
di cibi maschili e femminili: egli sente i segni della gestazione 
e dichiara che ha in grembo il nuovo Messia. Un bel giorno 
però, in seguito ad emissione di sangue emorroidario, ha di¬ 
chiarato di avere abortito: poi ha annunziato altre gravidanze 
seguite da altri aborti. Diagnosi: Schizofrenia paranoide. 

F7// a Osservazione : 

Mazzitelli Giuseppe fu Vincenzo, di anni 39, coniugato, 
sarto, da Zuccanopoli. 

Uno zio materno è stato ricoverato in questo ospedale psi¬ 
chiatrico. Durante la guerra è stato ferito alla spalla destra, 
ha fatto abuso di alcoolici. Dapprima, il Mazzitelli ha comin¬ 
ciato a perdere la cognizione della personalità etica e dei più 
elementari doveri sociali, a sentire il vuoto e l’isolamento in¬ 
torno a sè, ad abbandonarsi a soliloqui e ad immaginarie con- 





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cezioni di congiure, ordite contro di lui. Inoltre andava sog¬ 
getto a periodi parossistici di esaltazione, che lo trascinavano 
ad atti violenti contro i familiari. 

Di umore depresso e triste, egli si preoccupa della sua 
salute. A poco a poco, comincia a presentare disturbi cenesto- 
patici addominali e diventa più triste ed ipocondriaco: egli 
dice che ha qualche cosa nell’addome che lo affligge, che non 
gli dà tregua e passa le giornate comprimendosi 1’ addome, 
stando bocconi per terra. Tali disturbi hanno periodicamente 
delle esacerbazioni, durante le quali implora di essere operato. 

Diagnosi: Stato depressivo in soggetto paranoide. 

IX h Osservazione: 

Reitano Giuseppe, di anni 61, contadino, celibe, condannato 
nel 1896 a 30 anni di reclusione per furto ed omicidio, fu ri¬ 
coverato nel manicomio giudiziario di Reggio Emilia, dove 
dimostrò idee deliranti a contenuto di persecuzione e di gran¬ 
dezza. Trasferito in quest’ ospedale nel 1926, con diagnosi di 
demenza precoce paranoide, si ò dimostrato sempre euforico. 

Si crede padrone del mondo e teme di essere avvelenato 
con i cibi; infatti sente nello stomaco e nell’intestino la nico¬ 
tina, che cerca di distruggere applicando sull’addome pezzuole 
bagnate, sia d’ estate che d’ inverno. 

Diagnosi: Demenza precoce paranoide con cenestopatia 
addominale. 

I casi clinici dimostrano come esistono sindromi mentali 
le più disparate, ciò che è pacifico, con idee cenestopatiche 
che vanno dalla semplice preoccupazione, all’ idea dominante, 
alla forma ossessiva, alla rappresentazione vivace o pseudo-al¬ 
lucinazione, air allucinazione vera, quest’ultima più rara di 
quel che si possa credere. 

Abbiamo messo in dubbio la cenestopatia come malattia 
autonoma, secondo le idee di Duprè, che, pur cercando di dif¬ 
ferenziare, attingeva alla follia ipocondriaca di Legrand du 
Saulle. Recentemente l’ipocondria è riapparsa accanto alla ne- 







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vrosi d’ angoscia, nell’ opera di Freud, ma poi sembra che il 
grande Viennese l’abbia abbandonata prudentemente, senza 
rimpianti. 

Schtiie definiva l’ipocondria una psico - neurosi causata da 
una iperestesia dei nervi sensitivi di tutti i territori organici 
o di qualcuno più specificamente; questa iperestesia finisce per 
determinare un’ ossessione psichica ; dal punto di vista intel¬ 
lettuale, 1’ attenzione è deviata verso le sensazioni anormali, 
nella sfera affettiva si osserva depressione ed angoscia, dal lato 
della volontà, inquietitudine ed agitazione, nello stesso tempo 
che si diventa indifferenti per tutto ciò che non riguarda la 
malattia. 

In questa definizione è tutto ciò che poi si è scisso tra le 
malinconie a contenuto ipocondriaco, le neurosi d’angoscia 
con idee cenestopatiche, le psicosi ossessive e le neurosi psi¬ 
casteniche degli organopatici; ma vi sono ancora alcune forme 
di psicosi climateriche e presenili, in cui domina V elemento 
cenestopatico, come nell’agitazione climaterica di Gaup. 

Schtiie però giù aveva intravvisto i rapporti che l’ipocondria 
contrae con la malinconia, l’isterismo ed i deliri sistematizzati, 
affermando che spesso la prima si trasforma nelle seconde e 
tra le localizzazioni ipocondriache riconosce la massima fre¬ 
quenza per quelle addominali. 

Regis già parla di malinconia ipocondriaca, caratterizzata 
da idee deliranti relative alla salute e alla funzione degli or¬ 
gani e accompagnata spesso da illusioni interne. E ne ammette 
spesso una causa organica, per cui rientrerebbe nelle follie 
simpatiche « psicosi, che si sviluppano sotto 1’ influenza di un 
processo organico a distanza, agente sul cervello ». 

Il modo d’ azione di questa simpatia tra organopatia e ne¬ 
vrosi sarebbe d’ordine riflesso attraverso un intermediario ob¬ 
bligato: il gran simpatico (Voisin). 

Tra i primi a considerare V ipocondria come una forma 
malinconica fu Griesinger. Al che si oppone Krafft - Ebing, 
perche sostiene che dolore fisico e tenomeni d’ arresto sono 




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secondari ai sintomi sensitivi, alle sensazioni moleste, alle pa- 
ralgie. E la definisce come una neurosi sensitiva (neurosi della 
sensibilità generale); con partecipazione del tono affettivo ed emo* 
zionale, insistendo sulla diagnosi differenziale tra ipocondria e 
malinconia ipocondriaca. Il dibattito se la ipocondria fosse una 
nevrosi o una psicosi era insoluto per Krafft - Ebing. Nella neu¬ 
rosi 1’ elemento sensitivo è percepito dalla coscienza come tale; 
nella psicosi l’elemento sensitivo è interpetrato, trasformato, 
spesso elaborato come fenomeno xenopatico. La neurosi è sin¬ 
drome della sensibilità; la psicosi è sindrome mentale; la prima 
è percettiva ed emotiva; la seconda ò prevalentemente intel¬ 
lettiva ; 1’ una ha origine nelle informazioni di tutto il mezzo 
organico, l’altra nelle attitudini noologiche e dislogiche del 
soggetto. 

Nelle sindromi in esame è la stessa differenza che esiste 
tra neurosi celiache e cenestopatie, pur riconoscendo il pas¬ 
saggio a gradi della prima nelle seconde. 

L’ipocondria, così come veniva intesa, era una psicosi, in 
cui 1’ elemento sensitivo rappresentato alla coscienza, che ne 
è fortemente turbata, era elaborato nel senso della interpetra- 
zione mitica, come direbbe Del Greco; xenopatica, come di¬ 
rebbe Guirand; come automatismo mentale secondo De Cle- 
rambaud. 

Oggi l’ipocondria è scomparsa come malattia a sè, ma si 
ripresenta con Duprè sotto forma di cenestopatia, sebbene 
quest’ autore sottilizzi sulla differenza che è puramente fittizia. 

L’ipocondria e la cenestopatia sfuma in alcune costituzioni 
psicopatiche, già note, e in forme neuropsicosiche a limiti netti; 
l’isterismo, la neurosi coatta, la malinconia, le schizo-e para- 
frenie, le psicosi climateriche, ed in alcune forme organiche. 

La sindrome non sembra reggere nelle {orme pure; ma è 
troppo chiaro che esistono le idee ipocondriache e cenesto- 
patiche. 

Hanno un substrato organico e quale ? 



La letteratura è piena di sindromi cenestopatiehe, che ave¬ 
vano come punto d’ appoggio una lesione ben stabilita a carico 
di qualche organo. 

Morselli era diventato un accurato ricercatore nei suoi 
« Quaderni di psichiatria » di sindromi, deliranti a contenuto 
ipocondriaco, in cui 1’ esame clinico poteva dimostrare lesioni 
organiche. Così son noti i deliri cenestopatici di individui, che 
avevano un’ ulcera duodenale, una stenosi di un ansa intesti¬ 
nale, una tabe meseraica, ecc. 

Il delirio sostituiva in essi alla sensazione vera la rappre¬ 
sentazione del serpe, che si muove, dell'aculeo, che trafigge, 
della mano, che maltratta l’intestino; di un enorme fallo, che 
penetra nei genitali. 

Ma innegabilmente non sempre è facile rinvenire un fat¬ 
tore organico a base di questi deliri. 

È possibile invece dimostrare quasi sempre un’alterazione 
cellulare a carico dei gangli simpatici, che sono i ricettori delle 
sensazioni organiche diffuse ; e nel caso speciale del ganglio 
celiaco, questo cervello addominale, che assomma tutte le in¬ 
formazioni dall’ ambiente enterico, le trasmette come materiale 
grezzo ai centri talamici, dove vengono epurate, filtrate e per¬ 
cepite dalla corticalitfi, che al vertice, domina l’individuo. Se 
le informazioni per alterato trofismo o lesione del centro che 
trasmette, e del centro che riceve, sono falsate , si costruisce 
il delirio. 

In molte cenestopatie addominali, nevrosi o psicosi sin e 
materia, di cui sembra assiomatica la psicogenesi o 1’ origine 
in un trauma psichico, è facilmente dimostrabile questa alte 
razione cellulare a carico dei gangli celiaci. 

I gangli celiaci sono stati chiamati in causa da molti ri¬ 
cercatori per spiegare alcune turbe organiche nel corso di 
malattie mentali. 

Così per es. Cristiani (Arch. It. per le Malattie Mentali 
maggio-luglio 1891) attribuì a processi (logistici e degenerativi 
del plesso solare, le cosidette diarree neurotrofiche nel decorso 





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o al termine di molte psicosi. Angiolella (Manie. 1894) controllò 
le ricerche di Bonnèt e Poincaré (Annales Medico-psycologiques 
1861) i quali attribuivano le alterazioni della paralisi progres¬ 
siva a processi infiammatori del sistema vegetativo. 

Angiolella ammise invece che anche il sistema periferico 
vegetativo partecipasse a tutto il complesso quadro isto - pato¬ 
logico le cui lesioni principali risiedono nella corticalità. 

L’ argomento è stato ripreso da De Leo (Neurologica 1926) 
il quale ammette che lesioni dei gangli celiaci e dei paragangli 
surrenali favoriscano la sindrome depressiva nella sintomato¬ 
logia della paralisi progressiva. Queste lesioni nei gangli con 
i disturbi della cenestesi viscerale possono avere influenza sulla 
genesi dei deliri ipocondriaci, facili a svilupparsi in soggetti 
con difetto di critica. 

Per De Leo le affezioni dei gangli solari quali si osservano 
nella pratica clinica, determinano uno stato psichico a colorito 
depressivo con senso di torpore e di inerzia. 

Alla depressione malinconica é probabile che contribuiscano 
i disturbi della sensibilità viscerale (ipocenestesi, discenestisi) 
che sono i fattori occasionali o determinanti delle rappresen¬ 
tazioni ipocondriache e degli stati ansiosi. Laignell - Lavastine 
(Soc. Anat. 18 ott. 1907) già aveva trovato sclerosi dei gangli 
semilunari in un debole melanconico ed ipocondriaco. Lo stesso 
ammette che le tossi - infezioni possono lasciare postumi nel 
simpatico; cosicché una entero - nevrosi può sorgere dopo un 
periodo di tempo più o meno lungo da una infezione sofferta 
e allora ne va ricercata la causa in una lesione o sclerosi post- 
infettivg l( o reliquato infiammatorio. Ciò confermano le osser¬ 
vazioni anatomo - patologiche di Loeper (Soc. Med. Hòp. 7 marzo 
1919) in molti gastro - enteropatici. 

È discusso se per i gangli simpatici passino neuroni affe¬ 
renti : sarebbero essi quelli su cui si incanala la sensibilità 
viscerale o cenestesica. Queste vie centripete, negate dagli 
anatomo - fisiologi ed ammesse dai clinici, porterebbero le in¬ 
formazioni attraverso le radici posteriori sino ai talami dove 


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la sensazione originaria si epura e si filtra per essere perce¬ 
pita dalla corteccia. In questa epurazione talamica e nel con¬ 
trollo corticale è la differenza tra nevrosi celiaca propriamente 
detta e sindrome ipocondriaca delle psicosi, di cui qui ci oc¬ 
cupiamo. 

Giacché quando il dato sensitivo è controllato dalla co¬ 
scienza la sindrome che ne deriva è una sofferenza addominale 
a carattere più o meno definito. Mentre quando il dato cene- 
stesico è interpetrato in modo errato dai poteri percettivi, 
sorge il sintonia ipocondriaco o cenestopatìco di una delle psi¬ 
cosi su enumerate. Però questo sintonia non resta sine materia 
e senza documentazione istografiea in quanto è difficile ammet¬ 
tere una psicogenesi deir ipocondria senza un disturbo benché 
minimo della trama organica. 

Noi abbiamo voluto esaminare alcuni gangli simpatici e a 
preferenza quelli celiaci in ammalati che avevano presentato 
in vita disturbi cenestopatici a carattere addominale. 

I preparati alla Nissl, Unna - Pappenheim, Ematossilina-eo- 
sina, Held, Mann, Van Giesen dimostrano i seguenti partico¬ 
lari : le cellule non appaiono rarefatte ; nella maggior parte di 
esse la sostanza cromatica ha il caratteristico aspetto granu¬ 
loso degli elementi dei gangli simpatici, e la struttura del nucleo 
non appare alterata. Alcuni elementi però presentano altera¬ 
zioni di vario aspetto e gravità. Alcuni hanno il corpo cellu¬ 
lare con margini sfrangiati, e vacualizzazioni del protoplasma 
ed ipercolorazione del nucleo. Altri presentano cromatolisi dif¬ 
fuse ; altri infine una ipercolorazione del corpo cellulare, talora 
con addensamento considerevole di sostanza cromatica alla 
periferia. Cellule atrofiche con nucleo moriforme. 

In molti elementi il nucleo ha margini indecisi e si pre¬ 
senta ipercolorato. Le alterazioni nucleari si vedono partico¬ 
larmente bene nei preparati all* ematossilina-eosina : con questo 
metodo è facile riconoscere numerosi elementi con nucleo pic¬ 
colo, allungato, come schiacciato, uniformemente scuro; il nu¬ 
cleolo, talora aumentato di volume, sembra addirittura enorme 





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paragonato alla grandezza del nucleo. Qua e là si vede infine 
qualche rara cellula pallidissima senza granuli cromatici rico¬ 
noscibili. Rare sono le cellule con due nuclei. Fra questi tipi 
di alterazione il più frequente è quello costituito da polveriz¬ 
zazione della sostanza cromatica e picnosi nel nucleo: segni 
questi di raggrinzamento cellulare cronico. 

Le cellule pigmentate sono abbastanza frequenti e di solito 
riunite in gruppi. Il colore del pigmento varia dal giallo - ver¬ 
dastro al verde bruno nei preparati alla Nissl, dal giallo al 
bruno nei preparati alla Unna - Pappenheim. La capsula peri¬ 
nucleare non presenta in alcun elemento segni di prolifera¬ 
zione. Il tessuto interstiziale non appare sensibilmente aumen¬ 
tato: anche le « Mastzellen », presenti qua e là, non sembrano 
aumentate di numero. 

La reazione come si vede è a prevalenza parenchimatosa, 
mentre non è stata rinvenuta a tipo interstiziale se non in 
vecchi ammalati cronici. I molti casi esaminati con spiccata 
sintomatologia addomino-cenestopatica hanno presentato costan¬ 
temente queste alterazioni istopatologiche che non è facile 
rinvenire in ammalati mentali comuni. 

Nè sembra che esse siano da interpetrare come reliquati 
o postumi di malattie infettive acute sofferte in un periodo di 
tempo precedente alla forma mentale perchè molto spesso le 
più accurate ricerche anamnestiche lo facevano escludere. 

Ora è il caso di domandarsi : queste alterazioni possono 
essere la traccia di una modificazione nel senso della cene¬ 
stesi? La cenestesi trova la sua canalizzazione in queste vie 
simpatiche la cui dimostrazione anatomica non è ancora riu¬ 
scita ? Può la nevrosi a localizzazione organica, e la psicosi a 
contenuto cenestopatico, riconoscere una base anatomo - pato¬ 
logica in questi lesioni ganglionari ? 

Quesiti questi a cui è volta da parecchio tempo la inda* 
gine e la ricerca, e che è bene non perdere di mira oggi che 
da molti punti si congiura contro la organicità delle sindromi 
mentali.